Biografia
Pietro Cavallini
Pietro Cavallini fu senza dubbio il più grande pittore romano di epoca gotica. Poco o nulla conosciamo di lui, abbiamo notizie della sua attività solo tra il 1273 e il 1330.
Formatosi nell’ambito della cultura bizantina, Cavallini si ricollegò esplicitamente alle fonti tardoantiche, elaborando uno stile capace di coniugare la morbidezza dei tratti orientali con la rappresentazione tridimensionale dei corpi, ottenuta attraverso un accorto dosaggio dei chiaroscuri. Nella sua pittura, la rappresentazione della figura umana raggiunse una nuova naturalezza classicheggiante.
Con Torriti e Rusuti è uno dei massimi rappresentanti della scuola romana a cavallo tra ‘200 e ‘300. Nacque certamente a Roma, dato che nei documenti medievali, ma anche nei Commentari di Ghiberti viene citato come pictor romanus. Vasari lo definisce “discepolo di Giotto”, ma è da considerare un errore di anacronismo dettato dal toscanocentrismo dell’autore delle Vite.
Tra le grandi committenze ricevute da Cavallini, la prima fu quella per San Paolo fuori le mura: due cicli ad affresco con le Storie degli Apostoli e dell’Antico Testamento e i mosaici con i Busti dei Papi. Naturalmente di queste opere, realizzate tra gli anni ’70 e ’80 non resta più nulla, se non alcune copie a disegno a causa dell’incendio del 1823.
Seguì la decorazione per Bertoldo Stefaneschi nell’abside di Santa Maria in Trastevere, dove realizzò i mosaici con le Storie della Vergine (1291 o 1296 ca.), e lo splendido affresco con il Giudizio Universale per Santa Cecilia in Trastevere (1293). A Roma lavorò anche per Santa Maria in Aracoeli (Affresco per tomba Acquasparta, 1302; cappella San Pasquale Baylon; perduta abside con Apparizione della Sibilla ad Augusto, 1298); Santa Maria Maggiore (clipei con Profeti e Storie dell’antico Testamento); San Pietro (affreschi perduti in controfacciata); San Giorgio al Velabro (abside); San Crisogono; San Francesco a Ripa (perduti). In seguito si trasferì a Napoli, dove affrescò la Cappella Brancaccio in San Domenico Maggiore (1308) e a Santa Maria Donnaregina (1317). Morì a Roma quasi centenario, come ricorda un suo discendente.
Una recente tesi attribuisce a Cavallini gli affreschi con le Storie di San Francesco della Basilica superiore d’Assisi, da sempre attribuiti a

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