mercoledì 19 marzo 2025

Pietro Cavallini - Biografia

 Biografia 

Pietro Cavallini


Pietro Cavallini fu senza dubbio il più grande pittore romano di epoca gotica. Poco o nulla conosciamo di lui, abbiamo notizie della sua attività solo tra il 1273 e il 1330.
Formatosi nell’ambito della cultura bizantina, Cavallini si ricollegò esplicitamente alle fonti tardoantiche, elaborando uno stile capace di coniugare la morbidezza dei tratti orientali con la rappresentazione tridimensionale dei corpi, ottenuta attraverso un accorto dosaggio dei chiaroscuri. Nella sua pittura, la rappresentazione della figura umana raggiunse una nuova naturalezza classicheggiante.
Con Torriti e Rusuti è uno dei massimi rappresentanti della scuola romana a cavallo tra ‘200 e ‘300. Nacque certamente a Roma, dato che nei documenti medievali, ma anche nei Commentari di Ghiberti viene citato come pictor romanus. Vasari lo definisce “discepolo di Giotto”, ma è da considerare un errore di anacronismo dettato dal toscanocentrismo dell’autore delle Vite.
Tra le grandi committenze ricevute da Cavallini, la prima fu quella per San Paolo fuori le mura: due cicli ad affresco con le Storie degli Apostoli e dell’Antico Testamento e i mosaici con i Busti dei Papi. Naturalmente di queste opere, realizzate tra gli anni ’70 e ’80 non resta più nulla, se non alcune copie a disegno a causa dell’incendio del 1823.
Seguì la decorazione per Bertoldo Stefaneschi nell’abside di Santa Maria in Trastevere, dove realizzò i mosaici con le Storie della Vergine (1291 o 1296 ca.), e lo splendido affresco con il Giudizio Universale per Santa Cecilia in Trastevere (1293). A Roma lavorò anche per Santa Maria in Aracoeli (Affresco per tomba Acquasparta, 1302; cappella San Pasquale Baylon; perduta abside con Apparizione della Sibilla ad Augusto, 1298); Santa Maria Maggiore (clipei con Profeti e Storie dell’antico Testamento); San Pietro (affreschi perduti in controfacciata); San Giorgio al Velabro (abside); San Crisogono; San Francesco a Ripa (perduti). In seguito si trasferì a Napoli, dove affrescò la Cappella Brancaccio in San Domenico Maggiore (1308) e a Santa Maria Donnaregina (1317). Morì a Roma quasi centenario, come ricorda un suo discendente.
Una recente tesi attribuisce a Cavallini gli affreschi con le Storie di San Francesco della Basilica superiore d’Assisi, da sempre attribuiti a






Affresco abside - San Giorgio al Velabro

 Affresco abside

San Giorgio al Velabro





L'affresco del catino raffigura Gesù tra i santi Giorgio, Maria, Pietro e Sebastiano (la presenza sia di san Giorgio che di san Sebastiano è testimonianza del fatto che alla fine del XIII secolo era ancora viva l'intitolazione della chiesa ad entrambi i martiri, presente anche nel Liber Pontificalis). Per secoli attribuito a Giotto, è piuttosto da considerarsi opera di Pietro Cavallini il quale l'avrebbe realizzato non tanto, come tradizionalmente ritenuto, nel 1296 su commissione del nuovo cardinale diacono Jacopo Caetani degli Stefaneschi, ma per volere del suo predecessore Pietro Peregrossi, creato cardinale nel 1288. La composizione della scena è frutto della riproposizione in chiave tardo-duecentesca del mosaico absidale della basilica dei Santi Cosma e Damiano in Roma, del 530 circa, con forme morbide e vivacità cromatica.

Al centro dell’affresco troviamo Cristo rappresentato in posizione rialzata e in scala maggiore rispetto agli altri personaggi. Il braccio destro è levato e nella sinistra tiene un rotolo di pergamena a simboleggiare il Verbo. Alla sua destra si trova la Vergine rivolta verso il figlio in atteggiamento
d’intercessione. Infine (in ordine gerarchico) San Giorgio rappresentato come soldato con il suo cavallo. 
San Giorgio regge un vessillo con la croce rossa in campo bianco.
Alla sinistra di Cristo troviamo San Pietro, anche lui con la mano destra levata e nella sinistra rotolo e chiavi.
A sinistra di San Pietro troviamo San Sebastiano con lancia e scudo. San Giorgio e San Sebastiano erano ambedue ufficiali e servirono in armi sotto Diocleziano. Questi, però, li martirizzò senza remore quando scoprì la loro fede. La passione di San Sebastiano vuole peraltro che il corpo del santo fosse stato buttato nella Cloaca Maxima. Giunto però nei pressi della chiesa di San Giorgio al Velabro (che è sul percorso della cloaca), il corpo venne recuperato dalla matrona Lucina e sepolto.








Le Storie della vita di Maria Vergine - Basilica di Santa Maria in Trastevere Madonna

Le Storie della vita di Maria Vergine

Basilica di Santa Maria in Trastevere


 






Nelle Storie della Vergine, considerate il capolavoro di Pietro Cavallini, l'autore è protagonista di una autentica innovazione, abbandonando la staticità bizantina per far agire i personaggi in uno spazio dotato di un rinnovato respiro "classico" e con un uso personalissimo dei colori, contribuisce a creare volumi tridimensionali definiti da una luce morbida e graduale, quasi a trattare il mosaico con la scioltezza di un affresco. Così, in questi mosaici si ritrova un qualcosa di inaspettatamente antico, ma che tuttavia va visto come l’anello di congiunzione tra memoria del passato e nascita del nuovo linguaggio pittorico italiano. 

I mosaici di Pietro Cavallini sono, in pratica, i primi esempi di una nuova
sensibilità pittorica che viene a maturare negli ultimi due decenni del XIII secolo. Più in basso sette riquadri commissionati da Bertoldo Stefaneschi a Pietro Cavallini: un quadro votivo centrale della 
 Madonna con il Bambino, tra gli Apostoli Pietro e Paolo, con il committente in ginocchio e sei mosaici che, con delicata bellezza, riproducono gli episodi principali la vita della Vergine:
Nascita, Annunciazione, Natività, Epifania, Presentazione al tempio, Dormizione della Vergine









 

Il Giudizio Universale . Basilica di Santa Cecilia in Trastevere particolare particolare

 Il Giudizio Universale

Basilica di Santa Cecilia in Trastevere





Pietro Cavallini lo dipinse (si ipotizza) nel 1293 – mentre Arnolfo di Cambio realizzava lo splendido ciborio della chiesa sottostante – il grandioso affresco occupava la controfacciata facendo da controcanto al mosaico dell’abside.

Iil Giudizio Universale di Pietro Cavallini è una pietra miliare, un passaggio epocale, della pittura italiana che – superata Bisanzio – trainava la rinascita dell’arte occidentale.

Gli affreschi furono tagliati al momento della costruzione del coro cinquecentesco delle monache, quando, in seguito alle leggi della clausura ristrette dal Concilio di Trento, esse non poterono più partecipare alle celebrazioni in basilica e il pregevole dipinto venne nascosto da una volta lignea; perciò per secoli non se ne è saputo nulla. Scoperto all’inizio del secolo XX in occasione della costruzione di un nuovo coro monastico, l’affresco fu restaurato negli anni ’80 del Novecento a cura di Donatella e Carlo Giantomassi. Per accedervi oggi è necessario raggiungere il coro dall’ingresso del monastero.

Cristo è raffigurato al centro del Giudizio universale e siede su un monumentale trono decorato da gemme incastonate. Gesù compare inoltre all’interno di una mandorla. Gli apostoli si dispongono ai lati, a sinistra e a destra, oltre le figure della Vergine e di San Giovanni Battista. 
Le schiere di angeli, di arcangeli di serafini e di cherubini si stringono intorno a Gesù a formare una corona. In basso è dipinto un altare.
Gli angeli accompagnano i Beati distribuiti su tre gruppi, nella fascia inferiore a destra di Cristo. Tra i Santi sono presenti santi diaconi Lorenzo e Stefano primo martire. Dietro i due santi si intravede un personaggio che indossa una corona, accompagnato da un angelo. Secondo l’interpretazione degli storici si tratta di Santa Cecilia, la titolare della Basilica.
Le anime dei dannati che tentano di accedere al Paradiso sono dipinte in gruppi alla sinistra di Cristo mentre gli angeli le respingono verso l’Inferno.
I Cherubini e gli Arcangeli indossano tuniche bianche dai riflessi perlati fasciate da pallii incrociati sul petto e decorati da gemme.
In alto si vedono invece i Serafini. I loro volti sono coronati dalle ali piumate e dai colori brillanti, che si intravedono dietro i loro corpi.
Maria in preghiera è in piedi a destra di Gesù e si rivolge verso il centro dell’affresco. La prima fila di Apostoli si trova accanto alla Vergine. 
Gli Apostoli siedono su scranni marmorei. Si possono riconoscere Paolo apostolo, Taddeo Giacomo Maggiore, Matteo, Bartolomeo e Filippo. San Giovanni Battista invece è in piedi a sinistra si Gesù. Accanto alla sua figura si osserva poi una seconda fila di apostoli, Pietro, Tommaso, Giacomo minore, Andrea e Simone.






Vergine con bambino tra i santi S. Crisogono e S. Giacomo Pietro - Chiesa di San Crisogono

 Vergine con bambino tra i santi S. Crisogono e S. Giacomo

Chiesa di San Crisogono



Il mosaico dorato della Vergine in trono con il Bambino tra i Santi Crisogono e Giacomo domina l’abside della Basilica di San Crisogomo.

San Crisogono fu, secondo la tradizione, un militare di rango tanto che Diocleziano gli offrì il consolato purché abiurasse. Essendo stato il santo irremovibile, venne decapitato ad Aquileia il 24
novembre del 303. La sua professione spiega il fatto che nel mosaico venga ritratto in vesti militari.

Mosaico molto raffinato. La Vergine altera in trono dal viso che si ispira ancora ai mosaici bizantini evidenziato dal chiaroscuro (e non dalla contorno di tessere nere). La lunga veste blu dal panneggio ricercato. Le frange e la stella d’oro. Il trono che cita i motivi cosmateschi e le colonne tortili. 

Madonna della Bocciata - Grotte Vaticane

 Madonna della Bocciata

Grotte Vaticane


Nelle Grotte Vaticane, dove si susseguono le sepolture dei Pontefici che si sono avvicendati sul soglio di Pietro, c’è una famosa immagine sacra, detta la Madonna della Bocciata, che si trovava all’ingresso dell’antica Basilica di San Pietro.

Nel 1574 venne trasferita in una cappella della nuova San Pietro dove era già S. Maria della Febbre e dal 1608 si trova nelle Grotte. L’opera, molto restaurata, si può attribuire a Pietro Cavallini. La curiosa denominazione si può facilmente spiegare: sembra che un soldato ubriaco, avendo perso una partita a bocce, per sfregio tirasse una di quelle pesanti palle di legno proprio sull’immagine mariana. La guancia
destra della Vergine, colpita, cominciò a sanguinare copiosamente. Si conservano ancora, dietro a due grate, le pietre che sarebbero state macchiate da quel sangue e che inizialmente si trovavano nell’antico portico. 
Erano talmente venerate, che i fedeli, a forza di toccarle, vi avrebbero prodotto una serie di piccoli incavi, ancora visibili. Nel 2002, il dipinto è stato riprodotto su uno dei francobolli della prima serie in euro del Vaticano.



la lunetta della Tomba Acquasparta - Chiesa dell’Ara Coeli

 la lunetta della Tomba Acquasparta

Chiesa dell’Ara Coeli



Il monumento funebre del Cardinale d’Acquasparta (Matteo Bentivegna d’Acquasparta 1240-1302) nella Basilica dell’Ara coeli a Roma si trova al termine del transetto di sinistra

Nella lunetta è rappresentata la Vergine in trono con il Bambino tra i Santi Matteo e Francesco. Inginocchiato accanto a quest’ultimo è ritratto Matteo d’Acquasparta che San Francesco presenta alla Vergine e al Figlio. In realtà nessuno di loro offre particolare considerazione al cardinale. La Madonna guarda verso il possibile spettatore mentre il figlio guarda la madre.







Madonna tra i Santi Giovanni Battista ed Evangelisti - Chiesa dell’Ara Coeli

 Madonna tra i Santi Giovanni Battista ed Evangelisti

Chiesa dell’Ara Coeli


San Pasquale Baylon (1540-1592), francescano spagnolo, venne proclamato beato da Paolo V nel 1610 e santo da Alessandro VIII nel 1690. Di qui la dedicazione di una cappella nella basilica
francescana di Santa Maria all’Aracoeli.

Dobbiamo immaginare che fu in quegli anni che, per allestire la cappella dedicata al nuovo santo, vennero ricoperti gli affreschi di Pietro Cavallini. Solo nel 2000, grazie agli studi avviati da
Tommaso Strinati, è avvenuto il fortunato ritrovamento.

Sono così riemersi, in ottimo stato di conservazione, una Madonna con Bambino tra San Giovanni Battista (a sinistra guardando) e San Giovanni Evangelista.
L’attribuzione a Pietro Cavallini è venuta naturale. Basti guardare, innanzitutto, il San Giovanni Evangelista. La ricerca del volume, i forti chiaroscuro lo estraggono dalla pittura medievale per
proiettarlo verso le novità introdotte proprio da Cavallini, da Giotto e dai loro seguaci.
Vergine


Pietro Cavallini - Biografia

 Biografia  Pietro Cavallini Pietro Cavallini fu senza dubbio il più grande pittore romano di epoca gotica. Poco o  nulla conosciamo di lui,...